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Vantaggi e svantaggi degli investimenti passivi: come sfruttarli al meglio

“Compra un ETF e dimenticatene”: un consiglio semplice, un rischio complesso

Una domanda che mi viene posta con una certa frequenza da parte dei Clienti è:

“ si sente spesso dire che la strategia di investimento migliore è acquistare un ETF sulla borsa americana e lasciarlo correre. E’ vero? Se si perché noi interveniamo nel nostro portafoglio?”

La domanda è legittima e apre alcuni temi interessanti perché centrali nella gestione patrimoniale. Vediamoli uno per uno.

            “Strategia migliore”: che cosa significa davvero?

Dire che una strategia “vince” ha senso solo se si definiscono criteri e obiettivi:

 – Guardiamo solo ai rendimenti?

 – O consideriamo anche volatilità, drawdown, tempi di recupero, sostenibilità emotiva e finanziaria?

Nella realtà, anche chi afferma “mi interessa solo il rendimento” si trova prima o poi a fare i conti con l’altra faccia della medaglia: il rischio.

E quando arriva, spesso “azzanna i polpacci”.

Negli ultimi 35 anni la borsa USA ha reso mediamente +8,62% l’anno (+10,80% includendo i dividendi, tema che affronteremo separatamente). Tuttavia, per ottenere quel rendimento, un investitore avrebbe dovuto sopportare:

–24% nel 2022

–20% nel 2020

–51% nel 2009

–44% nel 2003

Con un’esposizione del 50% sull’azionario, il portafoglio avrebbe comunque subito un –25%. E se allarghiamo l’orizzonte al 1933, la perdita massima (“peak-to-trough”) sarebbe stata addirittura dell’84%.

Questi eventi capitano. Quindi, la domanda giusta non è se accadranno, ma se quando accadranno saranno sostenibili per un patrimonio familiare.

Nella maggior parte dei casi, la risposta è no.

       Non conta solo quanto si scende, ma per quanto tempo

Il secondo aspetto riguarda la durata delle fasi negative.

Non serve ricordare i 25 anni necessari per recuperare i massimi del 1929.
Bastano i periodi più recenti:

2000 → 2007 (7 anni per tornare ai massimi)

2007 → 2013 (5 anni)

Non è solo questione di pazienza – che già non è banale – ma anche di opportunità mancate.

In quei lunghi periodi, una gestione leggermente più attiva avrebbe permesso di cogliere movimenti che un approccio totalmente passivo non intercetta.

            Puntare tutto sulla borsa USA: davvero conviene?

Concentrare tutto sul mercato azionario americano non è diversificazione.
È una scommessa su due fronti:

a) Che il mercato più forte del mondo oggi lo sarà anche domani.
b) Che continuerà a essere trainato da una manciata di titoli giganteschi, responsabili di una parte enorme delle performance.

Per mitigare questo rischio, il minimo indispensabile sarebbe considerare un indice globale in euro, come l’MSCI World.

Questo introduce una diversificazione geografica, ma il rendimento atteso scende a un più realistico +5,85% annuo.

Si riconferma una semplice verità: il rendimento è sempre la contropartita del rischio.

I movimenti tattici e la diversificazione servono precisamente a questo:
ridurre una parte del rischio sistematico che una strategia statica – ad esempio un classico 50/50 – inevitabilmente porta con sé.

              Il processo corretto: partire dal profilo di rischio

La gestione efficace parte sempre da una domanda:

                     qual è il livello di rischio sostenibile per quel patrimonio?

Una volta stabilito un profilo – ad esempio 50% azioni e 50% obbligazioni – conosciamo anche la sua rischiosità storica massima:

 –20,20% su un orizzonte di un anno

Grazie all’utilizzo di strumenti diversificati e movimenti tattici, l’impatto delle fasi negative può essere ridotto fino a tre quarti.

  Cosa ci dicono i dati dell’MSCI World in euro (e i tassi attuali)

L’analisi storica dell’indice MSCI World in euro mostra, per ciascun profilo di rischio, quali rendimenti siano ragionevolmente raggiungibili.

Oggi, con i tassi a breve intorno al 2%, un portafoglio 50/50 può fissare un obiettivo realistico pari a:

+4,92% di rendimento medio annuo mettendo in conto un impatto massimo nelle fasi negative di circa –5%

Questo è il quadro entro cui si muove una gestione professionale:
non inseguire il massimo rendimento, ma ottenere il miglior rendimento possibile per il rischio che si può realmente sopportare.